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cronistoria vacanze puntata prima: il mare… un incubo

 

Ecco che finalmente vi racconto le mie vacanze, con tutte le riserve del caso a utilizzare questo termine.

Ai tempi in cui ero in gravidanza a rischio, e dunque dal mio caldo lettino cazzeggiavo dalla mattina alla sera su internet quando Mattia era al nido, ecco che decisi con la mia amica Fulvia di prenotare tre settimane a luglio al mare in Toscana. Dai miei calcoli decisamente ottimistici (questo l’ho capito dopo), i gemelli avrebbero avuto tre mesi e mezzo e dunque, ed è qui che ho sbagliato, la giostra dei tre mesi e l’incubo delle notti sarebbe stato ormai superato.

Dopo affannose ricerche, propongo a mia mamma di andare in un residence a San Vincenzo, ridente località tra Livorno e Grosseto, nota per la spiaggia lunga di sabbia, particolarmente adatta ai bambini. Mia mamma è d’accordo, Fulvia è entusiasta, sua mamma pure, e così prenotiamo due appartamenti vicini per farci compagnia, avendo i figli di età vicine (peccato che lei ne abbia solo due di figli, e non tre, di cui due gemelli, particolare che ai tempi non mi sembrava rilevante).

Ecco che mi preparo per il primo viaggio con tre figli al seguito.

Già dalla partenza si capisce che qualcosa va storto, perché sforiamo dell’orario previsto per metterci in macchina di circa tre ore e mezza, con caricamento bagagli tumultuoso  per il pianto disperato die due gemelli, collocati nei seggiolini, nonché per le urla beduine e monellerie di ogni tipo di Mattia, incazzoso in previsione delle ore in macchina.

Finalmente partiamo speranzosi, e lì incomincia un vero e proprio incubo.

Quattro ore di viaggio da film del terrore: gemelli incapaci di dormire sugli ovetti perché da quando sono nati sono abituati a dormire a pancia in giù, Mattia furibondo perché il pianto sommesso dei fratelli impedisce anche a lui la solita nanna, poppate in macchina senza ritegno al limite del ritiro della patente e della pericolosità più estrema, con panico di mammà di veder rigurgitare i gemelli di tutto il latte ciucciato dalla tetta (per fortuna questa l’abbiamo scampata).

Ma non basta: ad un certo punto, stremata dalle urla e dal nervosismo, decido di calmare i due pargoli prendendone uno in braccio e mettendo l’altro sulle mie ginocchia per farlo dormire (mezz’ora se l’è fatta).

Conclusione: siamo arrivati là esausti, in un bagno si sudore, con i gemelli distrutti, senza nessuna voglia di essere lì ( "ma vaff….. il mare….").

Chiaramente quello era solo l’inizio.

Tutti e tre, e dico tutti e tre, si sono ammalati e hanno preso a turno febbre a trentanove con quintalate di tachipirina, tosse con quintalate (si fa per dire ovviamente) di sobrepin e aerosol, dissenteria con seria preoccupazione per la salute dei gemelli e dubbi amletici di intolleranze di ogni tipo (poi fugati).

Anche le notti non erano da meno, perché i due erano ben lontani dal seguire le orme del fratello, e là, per giunta malati, facevano una o due poppate notturne, con io e mia madre che ci ritrovavamo in soggiorno zombi a dare biberon e tetta.

Andare in spiaggia tutti insieme era impossibile: le uniche due volte in cui io e la nonna abbiamo tentato l’esperimento ci siamo ritrovate con chili di roba sulle spalle, stile vu cumprà, con i gemelli in lacrime per il caldo e il fastidio, e Mattia incavolato perché non c’era modo di fare il bagno tranquilli senza avere qualcuno da calmare, cambiare, allattare, ecc.

Per non parlare degli orari sballati, con pranzi alle due, cene alle nove e mezza con i gemelli in braccio piangenti e Mattia in piedi a combinare guai e a rovesciare pasta e sabbia sul pavimento.

Alla fine, per non impazzire, ci siamo ridotte a fare i turni: chi si cuccava Mattia andava in spiaggia (sperando che il damerino avesse voglia di fare il bagno e non si scocciasse per la sabbia, pretendendo il trono sul lettino), e chi si cuccava i gemelli stava a casa, accontentandosi del terrazzo dietro la via Principessa (praticamente l’Aurelia), con macchine e moto roboanti a tenere compagnia.

Ma lo iodio si respira anche dentro casa, al mare?

 

~ di valewanda on 28 Agosto 2008.

6 Risposte to “cronistoria vacanze puntata prima: il mare… un incubo”

  1. ma una bella baby sitter collaudata che tenesse a bada gli eredi infanti mentre te godevi a buon diritto di un pò di sole e di mare, noooo? ritagliarsi sempre degli spazi per se stessi altrimenti l’esaurimento prima o poi arriva. e quando arriva non ci sono pargoli che tengono…

  2. Se è lecito, ma tuo marito dov’era? Se cel’hai naturalmente,una domanda non invadente, non mi permetterei, ma cavolo tre neonati o quasi, da accudire da sola….le vacanze vere le facevi se stavi a casa.

  3. Valentina, io non ho trovato il coraggio di andare via. Tutto sommato sono contenta così. Ho persino rifiutato l’invito della mia amica (mamma anche lei di due gemelli maschi) ad andare un fine settimana in liguria da loro. Sarà per l’anno prossimo, già deciso di andare in Sicilia, a un anno e 3 mesi se la godranno un po’ anche loro la vacanza al mare…o no?

  4. @fgem: in effetti la baby sitter ci stava, se ci avessi pensato prima… comunque anch’io sono fautrice del ricavarsi i propri spazi e, se leggi qualche altro post, ti accorgerai che ora sto facendo di tutto per ricavare i miei spazi. Prima era un po’ difficile, non so se tu hai figli ma se li avessi ti renderesti conto di quello che dico…

    @acra: il mio povero marito era a lavorare, ad agosto ero con in montagna ed è andata 1000 volte meglio.

    @lauramlt: hai fatto bene. Il mio errore è stato solo andare così presto sottovalutando la situazione. Ad agosto è andata decisamente meglio, poi aggiornerò il blog.

  5. Non mi lamenterò mai più. Giuro.

  6. @rape: ma no, rape, lamentati, ognuno ha i suoi motivi per lamentarsi, e quelli per essere felice.